Questo articolo lo scrivo soprattutto per me, quindi puoi anche smettere di leggerlo ora perché troverai solo le considerazioni personali di questa notte (22/23 Luglio 2015). Non sono neanche troppo allegre.

Innanzitutto sono molto felice di aver trovato questo modo di lavorare che mi permette di andare alla scoperta del mondo; anche se non è quello esotico e lontano, ma è quello vicino e raggiungibile; senza pesare eccessivamente sulle mie finanze. Questo modus operandi non è solo un piacere ma è anche una necessità. Devo ricordarmi quante strade sbagliate, prove, mappe concettuali, soliloqui, prototipi, frustrazioni, depressioni, tecniche pittoriche, filosofie, schizzi, approcci stilistici ed esperimenti ho affrontato prima di arrivare a concepire che mi sarebbe piaciuto fare “reportage disegnati”? Perché, per quanto il disegno sia una cosa che mi riesce bene, dopo due giorni solo a casa a dipingere io comincio a stare male (e non lo dico senza averci sbattuto invano la testa molti anni).

La mia ricerca stilistica, come dovrebbe essere per tutti, è basata sul mio carattere. Io punto soprattutto alla velocità del gesto ed al contatto diretto con le persone. Riuscire a rappresentare un soggetto con dei gesti fluidi e sicuri mentre il mondo continua a muoversi ed ad interagire con me. Anche la respirazione è molto importante.

Per questo primo mese di Diario di Strada forse non ho sempre usato degli strumenti idonei, se il segno diventa incerto e rigido lo stesso racconto ne risente. Quindi devo scegliere degli strumenti fluidi che mi diano sicurezza anche quando sono sotto stress o sono distratto ( ad esempio mentre sto contemporaneamente parlando e memorizzando quello che mi stanno dicendo). Per il primo mese è andata BENISSIMO così, per il prossimo però voglio un prodotto più evoluto anche se aperto alle sperimentazioni.

I contenuti sono un punto fondamentale, e mi stanno preoccupando. Perché una cronaca dovrebbe essere principalmente sincera, senza eccessive limature per paura o per far piacere a qualcuno. Sebbene io preferisca non esprimere opinioni su cose che non sono state approfondite e verificate, almeno mi posso sbilanciare artisticamente. Se la penna è fluida io mi diverto, e se mi diverto sono più rilassato, se sono più rilassato sono più creativo, e la creatività è di per se stessa un valore, un contenuto.

Per il prossimo mese affronterò ancora delle uscite notturne, dei luoghi affollati, delle strade degradate, voglio fare dei reportage su alcuni festival rock ed esplorare scenari che non sono del mio giro, voglio osservare i luoghi del lavoro e magari delle manifestazioni sportive, una rievocazione storica, il mercato di paese, un giro a Costabissara, uno a Verona, uno in Priabona ed altri ancora…

Il punto dell’approccio mentale (forse uno dei più interessanti) non lo voglio affrontare qui. Mi rimando solo una suggestione: “investigatore sbronzo”.

Come gestire la narrazione di concetti troppo lunghi da riportare quando le scene scorrono troppo velocemente? Vale lo stesso concetto valido per i disegni: se il soggetto si muove troppo in fretta la forma rimane schizzata, parallelamente anche il testo resta frammentato e si riportano solo i punti più rilevanti.

Qual è la domanda da porsi prima di uscire di casa:  Che succede se…?

Denis Corà